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mercoledì 19 marzo 2014

Un nuovo sguardo


Non mi ero mai resa conto, fino in fondo intendo, di quanto TU fossi parte di me.

Che io sia parte di te è logico e scontato: TU sei la metà che mi ha generato, che mi ha permesso di venire a visitare questo mondo.

Ma quanto TU fossi dentro di me, nei miei pensieri di ogni giorno, nei miei gesti quotidiani, questo non mi è stato forse mai così chiaro come ora.

Non passa giorno che TU non faccia capolino nella mia mente per farmi notare come, ad esempio, quella frase o quell'espressione che ho appena detto è una di quelle che TU usavi spesso, che caratterizzava il tuo linguaggio e i tuoi modi di dire.

Non passa ora che TU non mi faccia notare quanto siano stati utili i tuoi insegnamenti e quanto siano entrati nel mio modo di agire quotidiano, anche vantando un pizzico di orgoglio.

Ma c'è di più.

Alcuni piccoli gesti, che possono sembrare banali o addirittura insignificanti, ora assumono un valore nuovo e fondamentale, diventando simboli degli insegnamenti di tutta una vita.

Un esempio per tutti, può essere quello di ricordarsi sempre di spegnere la luce quando si esce da una stanza.
TU ci tenevi così tanto a non "sprecare" l'energia!
E io, che un tempo forse ho seguito inconsciamente e meccanicamente questa tua "regola", più per dovere e rispetto verso l'insegnamento di un genitore che amavo, che per reale convincimento di compiere un'azione giusta, ora vivo questo piccolo gesto come qualcosa di importante e vitale, a cui non solo non mi posso sottrarre per correttezza e coerenza, ma al quale non vorrei mai rinunciare.

Se non spegnessi quella luce mi sembrerebbe di farti un torto immenso, di deludere tutte le tue aspettative.

Spegnerla, invece,  è per me rendere omaggio a te e ai tuoi sforzi fatti per una vita intera, per trasmettermi tutti i tuoi valori e rendermi quindi una persona degna di questo nome.

Spegnerla è farti capire ancora una volta che tu mi hai insegnato tanto e che io ti ho sempre ascoltato, capito, apprezzato, amato.

Un nuovo modo di vedere le cose, un nuovo sguardo sul mondo.

venerdì 8 novembre 2013

Desiderio di...cambiamento!

A chi non è mai passato per la mente di voler cambiare la propria vita?
Mollare tutto: casa, lavoro e persino nazione!

Molti ci pensano, ma poi nessuno lo fa. Ci vuole molto coraggio e non solo, le condizioni e i legami spesso impediscono di fare il grande passo.

Poi senti un amico che invece ce l'ha fatta, ha detto basta con un lavoro che non gli dava alcuna soddisfazione, con una vita di compromessi e privazioni, e, con un incredibile forza d'animo e un pizzico di incoscienza, ha mollato tutto e ha coronato il suo sogno di fare il fotografo.
Ha studiato, ha pianificato ed è partito per una meta lontana.

Ora è finalmente felice e realizzato.


in bocca al lupo Dario https://www.facebook.com/dariophoto69?ref=profile 

Per chi volesse accarezzare l'idea di lasciare l'Italia e concretizzare il proprio sogno di trasferirsi all'estero, sono nati moltissimi siti che aiutano a valutare il paese più adatto alle proprie esigenze.

Analizziamone alcuni.



Raccoglie una grandissima selezione di testimonianze di persone che hanno fatto il grande salto e che si sono trasferite all'estero sia per lavoro che dopo la pensione.
Ha anche una rubrica dedicata a chi voglia recarsi all'estero per studiare.
Una sezione elenca una serie di libri che trattano l'argomento, sia dal punto di vista generale, che per diretta esperienza.
Infine le interviste a chi ha fatto questa scelta, suddivise per zone geografiche.
Parte di queste interviste si possono visionare direttamente al link www.destinioltreconfine.com/video.aspx




Dagli stessi "creatori" del portale precedente, si struttura contemplando gli stessi argomenti, ma con una maggiore cura all'impaginazione, graficamente più chiaro e scorrevole (a volte anche un layout migliore aiuta nella fruizione del sito).




Qui si è scelto di suddividere gli argomenti per regione geografica, all'interno di ognuna di esse una "scheda paese" che descrive tutte le caratteristiche della meta: dati generali quali posizione, lingua etc., informazioni sul costo della vita e del lavoro, con una grande selezione di siti dedicati alla destinazione scelta.




Forse il sito più completo di tutti per la sua ricchezza di informazioni che comprendono sia i dati generali su ogni destinazione che le esperienze degli italiani che li hanno scelti per ricostruire la propria vita, ma con l'aggiunta di molte sezioni interessanti:
- TROVARE LAVORO: con offerte e inserzioni, oltre ad articoli molto particolareggiati ed esaurienti
- PAESI, LEGGI, VISTI: per districarsi nella giungla della burocrazia e capire subito se ci sono destinazioni da escludere e quali prediligere
- VIVERE NO LIMITS: per chi vuole strutturare questa esperienza in un modo più libero ed avventuroso, lontano dai canali più tradizionali
- TROVA I VOLI PIU' ECONOMICI: un motore di ricerca per trovare le tariffe più convenienti per raggiungere il proprio sogno
- OCCASIONI IMMOBILIARI: perché oltre al lavoro, si deve trovare anche un alloggio!
- RISORSE PER PARTIRE: dalla gestione dei documenti, dell'accredito della pensione, dell'ottenimento della Green Card etc., all'assistenza sanitaria; dalla ricerca di un alloggio o un ostello, al modo migliore di fare i bagagli; dal modo più efficace di scrivere un curriculum per l'estero, ai paesi dove è possibile ottenere un divorzio che sia legale anche in Italia; insomma chi più ne ha più ne metta!

Ma girovagando per il Web si possono trovare un numero davvero strabiliante di siti che danno consigli e che riportano esperienze vissute dai diretti protagonisti e che potranno farci un giorno compiere un passo così importante e rivoluzionario.





Ora bisogna solo analizzare la situazione e capire se si vuole andare all'estero spinti da vere ragioni e aspirazioni o se è solo un modo per sfuggire dai propri problemi. 

Nel primo caso, armiamoci del nostro entusiasmo, studiamo attentamente per trovare il luogo adatto a noi e... partiamo!

Nel secondo caso, inutile perdere tempo, non serve andare lontano, in qualunque luogo i nostri problemi personali ci saranno sempre. Dobbiamo prima imparare ad affrontarli qui ed essere pronti a risolvere quelli che si potranno presentare in futuro, prima di partire.


Possiamo fuggire da tutto tranne che da noi stessi.


venerdì 4 ottobre 2013

Viva l'autunno

Povero autunno da sempre trattato con poco amore, soprattutto rispetto alla precedente calda e festosa estate.
Ma io credo che non si possa odiare una stagione che ci regala dei colori così meravigliosi!

























Non a caso, infatti, alcuni dei pittori più famosi ed apprezzati hanno voluto celebrarlo in tutto il suo splendore.
Prendiamo ad esempio Van Gogh, nei quadri che ha dedicato a questa stagione usa caldi colori autunnali, spennellando rossi e gialli, marroni ed ocra, per rendere al meglio la bellezza degli alberi scossi da primi freddi, i campi ormai deserti, i cieli grigi che preannunciano pioggia.


Vincent Van Gogh - Viale di Pioppi


Vincent Van Gogh - Giardino Autunnale


Oppure il pittore contemporaneo Tadeusz Gazga, che si è particolarmente dedicato all'autunno nelle sue opere, splendidi omaggi alla sua terra natia, la Polonia. Tele cariche di colori passionali e avvolgenti.


Tadeusz Gazga - Autunno a Rosanòv


Tadeusz Gazga - Autunno a Chociesze

Per terminare con l'italianissimo Pier Luigi Parnisari e i suoi quadri che rappresentano la bellezza di una terra a noi molto vicina, il varesotto. Boschi, corsi d'acqua, paesaggi agresti e campani che infondono un senso di tranquillità e pace interiore.


Pier Luigi Parnisari - Magico Autunno


Pier Luigi Parnisari - Sentiero di Betulle


L'elenco potrebbe continuare ancora a lungo, perché l'autunno è fonte di ispirazione non solo per pittori, ma anche per poeti, scrittori e creativi in genere.
Quindi rivalutiamo questa stagione ed impariamo ad apprezzarla come le altre. Come dovremmo fare con ogni stagione della vita, che si dovrebbe vivere appieno, senza rimpiangerne una passata o in attesa di una futura.

giovedì 19 settembre 2013

Si ricomincia!

Dopo moltissimo tempo (2 anni esatti!), eccomi di nuovo qui a scrivere qualche riga sul mio blog.


Sono passati molti mesi, tanti giorni difficili, che riflettono anche in parte la crisi che sta attraversando il nostro paese.

Giorni intrisi di un gran senso di impotenza per riuscire ad apportare concreti cambiamenti, tangibili miglioramenti, alla situazione attuale.


Dilagano sempre più l'egoismo e l'inganno, la mancanza di valori veri e la corruzione a tutti i livelli della società e sono arrivata ad un punto tale di sconforto da esserne quasi sopraffatta.



Sembra che ormai la regola per la maggior parte delle persone sia non avere più alcun rispetto per il prossimo, pur di ottenere facili ed immediati profitti. 



La società potrebbe essere riassunta nell'epitaffio dello scrittore e poeta polacco Stanislaw Jerzy Lec: 

"Aveva la coscienza pulita. Mai usata".


Così ho deciso di fare una pausa.

Ho smesso di ascoltare i telegiornali, di leggeri i quotidiani, di informarmi ed aggiornarmi costantemente sull'evolversi dei fatti politici e non.


Non è stato il classico atteggiamento da struzzo, che nasconde la testa e crede che i pericoli svaniscano, ma una irrimandabile necessità di...disintossicazione.



Ho voluto coscientemente e liberamente scegliere di allontanarmi dalle brutte notizie, dalla negatività esterna, per riappropriarmi di una serenità e di un equilibrio interiore, fondamentali all'esistenza umana. 



Mi sono concentrata sulle persone che mi circondano: in primo luogo il mio fantastico marito, poi i miei genitori e i miei suoceri, infine i miei veri amici e tutte le persone che possono ancora permettersi di definirsi tali.



Se tutte queste meravigliose persone fanno parte del mondo, c'è ancora speranza!



La "cura" ha funzionato. 

Mi sono ricaricata. 
Ho smesso di piangere ed ho ripreso coscienza di quanto il mondo possa anche essere bello e positivo.


Una frase che mi piace spesso citare, dice: 

"Tutti pensano di cambiare il mondo, 
nessuno pensa di cambiare se stesso"

Ed è una grande verità, perchè per poter apportare dei miglioramenti globali, dobbiamo necessariamente iniziare a cambiare il nostro piccolo mondo, a mutare i nostri comportamenti e noi stessi.


Se ognuno di noi riuscisse a migliorare se stesso, avrebbe già migliorato una "parte" del mondo!



Quindi eccomi qui: pronta  ad affrontare nuovamente con tenacia le avversità, a godere delle delizie che la vita e l'amore ci offre e a dare il mio piccolissimo ma fondamentale contributo a migliorare il mondo in cui viviamo.


domenica 11 settembre 2011

Riflessioni sulla "memoria", nel giorno "della memoria"


(11 SETTEMBRE: per me anche il giorno in cui è nata mia madre, a cui dedico questo post)



Ero in metropolitana, MM2 linea verde, e sono scesa alla stazione di Lambrate, come faccio spesso quando vado a trovare i miei genitori con i mezzi anziché in auto.

E mi sono messa a riflettere su un fatto strano che mi accade tutte le volte che scendo a quella fermata da oltre 2 anni a questa parte: come la vita di una persona possa cambiare radicalmente da un momento all’altro.

Due anni fa, infatti, quando scendevo alla stessa fermata, ero piena di angoscia e paura, perché arrivavo di corsa dall’ufficio per recarmi in ospedale, dove era ricoverata mia madre.

Ogni giorno scendevo sperando che i medici mi dicessero che, finalmente, avevano scoperto cosa le era successo quel giorno, quel tristissimo giorno del mio 40° compleanno, quando, inspiegabilmente appunto, il suo cervello si era bloccato, come se qualcuno le avesse staccato la spina della corrente che lo alimentava.

Non era morta, ma non la si poteva considerare viva.

Non era in coma, era… sospesa tra la vita e la morte, incosciente e immobile.

Dopo due mesi di analisi, ricerche, esami, tentativi, quando ormai ci avevano tolto ogni speranza, lei si è ripresa, si è risvegliata così, come si era spenta, inspiegabilmente e lasciandoci tutti senza parole.

Ma la cosa strana era che pensava di avere diciannove anni!

Si ricordava il proprio nome ed esattamente la sua data di nascita, ma era andata indietro nel tempo fino alla sua giovinezza.

Dopo qualche giorno, la sua mente aveva recuperato qualche anno e alla domanda sulla sua età rispondeva di avere trent’anni.

Quello è stato forse il momento peggiore per me, sempre che sia possibile individuarne uno in quel periodo così tremendo e sofferente.

Mia mamma, infatti, credendo di avere trent’anni, si ricordava di avere una bambina di cinque anni e mi supplicava di fargliela vedere. Cercavo di farle capire che ero io, ma lei scuoteva la testa, piangeva ed implorava che le si mostrasse la sua piccola bimba che le mancava tanto.

Passò altro tempo e finalmente un giorno, mia madre mi guardò negli occhi e mi disse “ciao amore”. 

Fu un momento meraviglioso, che non potrò mai descrivere appieno a parole: mi aveva riconosciuto, era tornata.

Tutto questo lungo prologo, per spiegare quanto possa cambiare la vita di una persona in un breve lasso di tempo, ma soprattutto per spiegare il motivo che mi ha spinto a riflettere sull’argomento “memoria”.

Mia mamma infatti è si tornata tra noi, ma in modo molto particolare.

Nonostante abbia recuperato, almeno in parte, la coscienza della sua vera età e si sia resa conto del periodo temporale che sta vivendo, ha un rapporto molto conflittuale con il suo passato a causa dei problemi che sono rimasti legati alla sua memoria.

I medici non sanno ancora dare un motivo a quello che le succede, sta di fatto che lei ha moltissimi buchi di memoria. E fin qui non ci sarebbe in fondo nulla di strano, poiché, purtroppo, esistono varie patologie che provocano questo disturbo, non fosse altro che per una forma di senilità precoce.

La particolarità sta nel fatto che il suo cervello “riempie” questi buchi con dei falsi ricordi.

Riesco solo ad immaginare la sofferenza di mia mamma, che è costretta a chiedermi ogni giorno se quello che si ricorda è vero oppure sia solo un “falso ricordo”.

E capisco il suo sconcerto quando devo dirle che, nonostante lei si ricordi esattamente un fatto, una persona, una situazione, in realtà è solo frutto di un misterioso meccanismo della sua mente malata.

Ed è proprio da qui che parte la mia riflessione: noi diamo per scontata la nostra memoria, fa parte della nostra vita e ci sembra che non ce ne potremo mai separare.

Ci fidiamo di lei, perché sappiamo che non ci può mentire.

Invece, dovremmo preoccuparci di lei, curarla costantemente, come facciamo con il nostro fisico, perché se ci dovesse venire a mancare, la nostra vita diventerebbe un inferno.

giovedì 23 giugno 2011

Grazie Leo


Sembra una giornata normale, una uguale a tante altre.

Le faccende di casa, la spesa al supermercato, la progettazione della nuova attività…

L'"intruso" in ufficio
Poi una telefonata di mio marito e la sorpresa inaspettata: “Un gattino si è infilato nel mio ufficio, ho cercato la mamma nelle vie vicine, ho chiesto a tutti i vicini, ho chiamato i vigili e la protezione animali, ma nessuno lo vuole. Amore, so che sei allergica ai gatti, ma non me la sento di abbandonarlo in strada”.

La mia risposta non può che essere: “Portalo a casa, in qualche modo faremo e poi gli cercheremo una famiglia che lo adotti”.

Ecco quindi arrivare una piccola scatola di cartone, con tanti buchi arrangiati alla bene e meglio per far respirare il piccolo ospite.

Prima ancora di aprirla so che troverò due occhietti spaventati che mi guardano stupiti. So che avrò voglia di abbracciarlo e coccolarlo e non potrò farlo per non scatenare la mia solita crisi di asma allergica.

Controvoglia e triste apro la scatolina ed ecco che un tenero musetto tremante viene inondato di luce.

Abbiamo “approntato” il bagno grande per accogliere il piccolo ospite che, appena appoggiato a terra, si rifugia sotto l’armadio del lavabo.

Non avendo mai potuto avere un gatto, non so bene come comportarmi, ma mio marito Stefano sa come fare e lo recupera per vedere se vuole mangiare qualcosa.

Dopo il latte, fuga sul bidè
Cerchiamo di dargli del latte, ma lui è spaventatissimo e diffidente e solo quando gli pucciamo letteralmente il musino nella ciotola e lui si rende conto di cosa sia, inizia a mangiare come un forsennato e lecca tutto con tale velocità da sembrare con la cannuccia incorporata.

Con l’aiuto di una Amica/Vicina di casa, grande amante e intenditrice di gatti, sistemiamo quindi una lettiera e dell’altra pappa.

La notte passa tranquilla, il gattino stremato dallo stress delle novità, dorme beato fino al mattino seguente.

Oggi è venerdì mattina e mio marito deve andare a lavorare, quindi rimarrò sola col gattino.

Non voglio spaventarlo né costringerlo ad uscire dal suo nascondiglio senza che non lo voglia.

Finalmente uscito dal nascondiglio, attirato dalla pappa
Quindi preparo la pappa e la sistema abbastanza vicino alla lavatrice, dietro la quale è rintanato.

Mi siedo per terra li vicino ed aspetto.

Inizia timidamente a miagolare. Un verso lieve, quasi soffocato. Sembra che stia cercando il permesso di farlo.

Cerco di imitarlo ed emetto un suono il più possibile simile al suo.

Dopo un po’ di “concertino”, vedo sbucare un musetto.

Piano piano esce con tutto il suo corpicino. Guardingo e diffidente, attirato dall’odore del cibo, si avvicina alla ciotolina e inizia a mangiare voracemente.

Ogni tanto si ferma e si gira per controllare se mi sono mossa.

Rimango immobile a guardarlo e ogni tanto miagolo per farlo stare tranquillo.

Sono certa che, appena avrà terminato il pranzo, correrà nuovamente sotto il mobile del bagno, come ha fatto la sera precedente.

Invece, inaspettatamente, seppur sempre a passi lentissimi e incerti, mi passa davanti e va nella lettiera a fare i suoi bisogni.

Dopo aver sistemato per bene la ghiaietta, inizia a gironzolarmi attorno.

Penso che sia meglio non cedere alla voglia di accarezzarlo, perché temo di spaventarlo e, sinceramente, di stare male.

Ma lui, coraggiosamente, viene verso di me, annusa le mie gambe e poi raggiunge la mia mano.

Il primo abbraccio!
Il tempo sembra essersi fermato. Mi sembra di galleggiare nello spazio, immersa in una bolla di sapone. Forse è tutto un sogno e tra poco mi sveglierò…

Mi annusa e appoggia il musetto sul mio braccio.

Non resisto più e lo accarezzo.

Lui è ancora diffidente, ma ha evidentemente troppo bisogno di un contatto materno e di coccole.

Ma si, al diavolo l’allergia! Ho a portata di mano antistaminico e Ventolin e se occorrerà li userò.

Vieni piccino tra le mie braccia!

Ed ecco il giorno del…miracolo. Si, so che può sembrare un termine esagerato, ma per una che non è mai neanche potuta entrare in una stanza abitata da gatti, anche in loro assenza, senza avere un improvviso bruciore e gonfiore agli occhi, senza iniziare a starnutire e ansimare, la parola “miracolo” diventa un eufemismo.

Riesco ad accarezzarlo, a sentire il suo cuoricino che batte prima velocissimo e poi sempre più tranquillo. Lo posso annusare, respirare, vivere.

È un’emozione così forte che non posso trattenere le lacrime.

Un musetto adorabile!
Il suo musetto è bellissimo, ma ha una ferita vicino all’occhio ed è anche per questo motivo che nel pomeriggio lo porteremo sicuramente dal veterinario.

Le sorprese della giornata non sono ancora finite!

Dovete sapere che inizialmente pensavamo che si trattasse di una micina, perché non si vedeva bene ed evidentemente non ce ne intendiamo molto.

Quindi dopo un giorno passato a chiamarla micia e poi Patty (dallo spontaneo vezzeggiativo “patata” che ci aveva ispirato), scopriamo che si tratta di un bel maschietto!

Sembra sanissimo, di circa una cinquantina di giorni e sugli 800 grammi di peso.

L’occhietto andrà curato con un’apposita pomata, ma per il resto sembra che non abbia subito traumi o altri problemi.

Torniamo a casa in auto, io sempre con il nostro fagottino in braccio.

Chissà come mai quel gattino si è infilato proprio nel tuo ufficio? Forse perché era l’unico al mondo al quale non ero allergica?

Un’altra serata e nottata passa tranquillamente.

Tentativo di cuccia
Lui dormirà nella cuccia approntata con una calda e morbida coperta? Ma soprattutto potrò davvero tenere questo tesorino con me?

Il giorno seguente, dato che non ho problemi di allergia, non vogliamo relegarlo in bagno, per quanto grande sia. Così, dopo aver tappato tutti gli eventuali pertugi dove potrebbe intrufolarsi, lo portiamo in soggiorno e lo lasciamo libero.

Leo sulla finestra del bagno
Mentre in bagno si sente ormai sicuro e padrone del territorio, il soggiorno è tutta un’altra cosa e la prima reazione è: corsa disperata sotto il divano!

Ci vorrà tutto il sabato perché prenda confidenza con l’ambiente, ma ad ogni rumore nuovo è immancabile il fugone a nascondersi.

E si dimostra già educatissimo, perché ogni volta che deve fare un bisognino, corre da sola in cima alle scale per andare in bagno, nella sua lettiera.

E’ incredibile vederlo salire quelle scale, che paragonate a lui sembrano delle alte montagne, con una velocità, una leggerezza e persino una grazia da ballerino.

Ho paura.

Mi sto innamorando di questo esserino indifeso e coccolone, che mi segue ovunque vada, cerca le mie carezze, il mio caldo abbraccio e il mio amore.

Temo che l’allergia possa scoppiare da un momento all’altro e mi tolga tutto questo.

Ma non perdo la speranza e cerco di non pensarci, anche se ormai non faccio altro, giorno e…notte.

Leo in braccio ad Emanuela
In serata abbiamo come ospiti i nostri più cari amici. Lei è come me molto  allergica ai gatti (non solo per questo motivo ci chiamiamo sister) ed io attendo con ansia il suo arrivo, anche per avere una conferma: che il piccolo non dia allergia.

Ci vuole un po’ di tempo prima che Leo, come abbiamo deciso di chiamare il micino, si abitui alla presenza di altri due persone per lui estranee. Ma poi riusciamo a farlo calmare ed arriva il momento tanto atteso: Emanuela lo prende in braccio e lo accarezza.

Allora è vero! Questo micino non dà allergia!

Sono salva.

Giochiamo con lui tutta la sera ed entrambe stiamo benissimo!

Leo che mi aiuta mentre lavoro...
La gioia prosegue nei giorni seguenti, quando Leo diventa la mia ombra: mi guarda incuriosito fare i mestieri, mi osserva attentamente mentre vernicio la finestra, passa un po’ di tempo da solo a giocare col nastro appeso al suo cestino oppure con i gomitoli di lana e la pallina di gomma, senza mai dimenticarsi, ogni tanto, di venirmi vicino a miagolare e cercare una carezza.

Sento che ormai fa parte della mia vita, fa parte di me e sono immensamente felice.

Poi iniziano le prime avvisaglie.

Gli occhi mi prudono. Il naso inizia a gocciolare. Devo aver preso freddo quando siamo andati in ben due ospedali a trovare la zia di Stefano e poi mio zio. Sai com’è: fuori fa caldo e dentro c’è l’aria condizionata a manetta. Dentro fuori, dentro fuori, è un attimo prendersi un raffreddore per una come me che è un po’ delicatina.

Ho un po’ di tosse. Ecco non dovevo scopare, ma passare l’aspirapolvere.

Mi manca un po’ il respiro. Sarà un po’ di caldo, un po’ d’ansia, un po’ di…

Posso mentire quanto voglio a me stessa ma è inutile.

La favola è finita.

Il sogno si è infranto nel giro di una settimana.

La mia maledetta allergia ai gatti rientra prepotentemente nella mia vita, come se si fosse solo addormentata, assentata per qualche giorno, per poi tornare devastante come e più di prima.

Il mio cuore è spezzato.

Prendo l’antistaminico e il Ventolin per gli attacchi d’asma. Ordino perfino uno spray da mettere sul pelo di Leo, che assicurano innocuo per il gatto, ma efficacissimo per le allergie. Continuo a passare l’aspirapolvere e a pulirmi i vestiti. Sembro un maniaco schizofrenico da tanto continuo a lavarmi le mani…

Il mio cuore è spezzato, perché lo sa. Lui lo sa che Leo non potrà restare con me.

Dovrò cercare qualcuno che possa amarlo almeno la metà di quanto lo ami io e sicuramente anche Stefano. Chissà se riterrò qualcuno alla sua altezza. Ma dovrò farlo, per forza.

E quando non sarà più qui con me, sentirò lo stesso le sue zampettine che giocano sul divano, il suo miagolio che mi chiama perché vuole le coccole e il suo cuoricino che batte sul mio petto.

Sono certa che riuscirò a superare tutta questa disperazione.

In fondo avremo pur sempre salvato un micino da un destino triste e incerto, lo avremo curato e sistemato in una casa dove lo amano tanto.

In fondo anche io ho avuto la possibilità, seppur breve, di poter provare cosa significhi essere amata da un gattino. Cosa che non avrei mai pensato di poter provare in vita mia.

Quindi non mi resta che dire: grazie Leo per il bellissimo regalo che mi hai fatto. Ti vorrò sempre bene.